Johnny Is Dead
Won't Trade (Mp3)
Gettin' Up
Official
You
We Fight/We Love (feat. Raphael Saadiq)
Manwomanboogie (feat. Amanda Diva)
Move
Dance on Glass
Life Is Better (feat. Norah Jones)
Believe (feat. D'Angelo)
Shaka
Good ThangBuy it from Amazon
Q-Tip MyspaceThe Renaissance - 2008, Universal Motown
Ci sono delle certezze a questo mondo.
La merenda della nonna alle quattro del pomeriggio. I sei giri di perle di Coco Chanel. L’immortalità di Mike Bongiorno. E poi c’è
Q-Tip.
All’anagrafe
Jonathan Davis, classe 1970, nato ad Harlem tra le pile di dischi jazz dei suoi cari genitori che hanno creato il giusto background ed il raffinato gusto per i suoni, riversato poi nel progetto
A Tribe Called Quest, gruppo di riferimento per quel filone di hip hop anni ’90 fortemente influenzato dalla musica jazz e per l’intero panorama rap a livello mondiale, di ogni tempo.
Il gruppo si scioglie nel '98, così Q-Tip intraprende la carriera solista.
The Renaissance è il secondo disco ufficiale dopo il particolare
Amplified del 1999 (
Kamaal: The Abstract non uscì mai ufficialmente sugli scaffali purtroppo, rimanendo solo un bel mucchietto di bytes negli hard disc di un sacco di appassionati, me compreso) e non delude le aspettative. Il Nostro si cimenta sia al microfono che alle macchine, producendo 10 delle 13 tracce totali che compongono l’album. Anche qui i campioni sono spiccatamente di matrice jazz e soul, come in
Won’t Trade (ad opera di
Mark Ronson in questo caso): linea di basso e pianoforte in accoppiata ipnotica, con l'aggiunta di un campionamento vocale, il tutto preso in prestito dal brano
You Made A Believer Out Of Me di
Ruby Andrews.
Il compianto
J Dilla fa parlare ancora il suo campionatore in
Gettin’ Up, portandoci all’orecchio il classicissimo suono della sua Detroit. Q-Tip riesce a stupire invece in
Move, per la struttura ritmica della prima parte del brano (intorno al minuto 2:50 infatti il beat cambia drasticamente, diventando tipicamente
ATribeCalledQuest style, rotondo e caldo), che, grazie ai samples spezzati ed ossessivi, suona "vecchia maniera" come un pezzo di
Bobby “RZA” Digital (leggasi producer del
Wu-Tang Clan), dando una brusca scrollata al tono molto lineare del disco (attenzione: lineare non significa noioso...la linearità rende l’ascolto di alcuni album più facile e meno stancante sulle lunghe distanze).
Ospiti di grosso calibro si alternano ai microfoni portando con loro un po’ delle proprie atmosfere di casa.
Norah Jones fa vibrare le delicate corde vocali su un suono che ricorda quel G-funk losangelino dei primi ’90 nel brano
Life is Better , ripulito dagli stereotipi del caso ed impreziosito dalle note di un pianoforte.
D’Angelo in
Believe avvolge l’atmosfera della sua voce rarefatta e crea un mood intrigante da club scuro e fumoso, mentre
Raphael Saadiq, impeccabile anche in questa occasione, si fa portabandiera del nu-soul in
We Fight/We Love;